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Festa dei Cimbri a Valli del Pasubio (VI)

Valli del Pasubio è un ridente centro dell'alto vicentino, posto ai piedi del Pasubio, il gruppo montuoso che ha visto svolgersi tante vicende della prima guerra mondiale. In questa località Angelo Saccardo, dopo 10 anni d'intenso lavoro, ha raccolto più di 5000 toponimi, molti dei quali di matrice germanica. Ne è uscito un poderoso volume che sarà presentato sabato 6 luglio 2016 alle ore 16.00 nella Chiesa Arcipretale del paese. Al termine dell'incontro, sarà conferito all'autore l'onorificenza di Gran Massaro dei Cimbri. La domenica mattina 7 agosto la Festa dei Cimbri inizierà alle ore 9.00 con la Messa con alcune preghiere in cimbro. Al termine del rito religioso, una serie di spari fragorosi dei Trombini di San Bartolomeo delle Montagne allieteranno la premiazione della locale festa della soppressa. Alle ore 16.00, sempre in Chiesa, un concerto del gruppo “BINTE” concluderà la manifestazione con brani del suo apprezzatissimo repertorio di canti cimbri.

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Presentazione del libro “Donato e i segreti di Giazza”

Venerdì 29 luglio 2016, alle ore 20:30 presso il Museo della Tradizione Cimbra di Roana (VI), verrà presentato il libro di Simone Florio “Donato e i segreti di Giazza”, storia e leggenda della Lessinia Veronese e dell’Altopiano dei Sette Comuni. Oltre all’autore, interverranno Sergio Bonato, presidente dell’Istituto di Cultura Cimbra, e Vito Massalongo, presidente del Curatorium Cimbricum Veronense.

El forzato abandono de Asiago

Il profugato del maggio 1916 è stato anche il tema di un poemetto scritto da Egidio Puller in dialetto veneto, un dialetto “che sta tra el visentin e el padovan”, come dice l’autore, un poeta dilettante di Padova molto legato all’altopiano, anche per il rapporto con la nonna paterna che era una Lobbia di Asiago. Il poemetto è stato letto per la prima volta il 2 settembre 1917 al teatro Concordi di Padova, alla presenza di molti asiaghesi profughi. Il racconto è scorrevole e colorito, molto realistico nei particolari, con il valore quasi di una testimonianza storica. Esso inizia descrivendo la mattina di primavera del 15 maggio in centro ad Asiago “co l’aria tepida, co ‘l ciel seren – quasi promessa de solo ben”. La gente che si avvia ai lavori, per le strade qualche pattuglia di militari… E verso le sette, tre aerei nel cielo, i “taubes” e una prima esplosione… “No la xè bomba, no, de reoplan, (i dixe) el colpo vien da lontan”. Seguono altre due bombe, i primi morti. Carabinieri e soldati per le strade “a sigar con forza: via,via, scapè. Dei superiori ordine el xè; presto, via subito, senza spetàr, la vita vostra pensè a salvar”. Dover partire subito, all’improvviso “co gnanca un giorno sol de preaviso”. Sotto le bombe parte la popolazione con una straziante sequenza di particolari. “Mamme se vede coi puti in fasse, omeni, tose carghi de strasse, e vecci e vecce co fagotei, putele a sciapi, tanti putei. Chi a man o in spala porta valise con un fià de tuto, calze e camise; chi soto un brazzo gà un sacco grosso, chi ‘na coverta s’à butà adosso; chi gà cuscini, scatole, ombrele, che tute sgionfe ga le scarsele; chi dominarse abastanza sa, chi dall’angossa par insempià. E l’un da l’altro ciamar se sente, mentre i più piccoli se tira rente de la so mama o del papà e i ghe domanda: dove se va? I ghe risponde co ‘na caressa, opur dicendo: tasi belessa, dove che andemo ti non pensar, svelto camina, no te stracar”. Vengono trasportati via vecchi, ammalati. Gli animali sono abbandonati nelle case, nelle stalle, nei pascoli, per le strade…

Arrivati in pianura, i profughi trovano chiuse le porte. “Se con fagotti, con qualche sporta, un de noaltri batea la porta, i rispondeva: qua no ghè logo; e manca legne per fare el fogo”. A Vicenza i profughi devono accamparsi in Campo Marso e dormire sull’erba all’aperto, trattati come spie dei tedeschi e come traditori. Puller insorge fortemente contro questo trattamento e difende il sentimento patriottico italiano della gente dei Sette Comuni, dimostrato lungo tutta la sua storia. Egli ricorda l’aiuto portato ai profughi da alcuni sacerdoti come don Giuseppe Rebeschini di Roana e don Guido Mazzocco vicario di Asiago, e da giovani studenti come i fratelli Giuseppe e Angelo Costa di Asiago. Puller saluta da lontano Asiago con parole colme di affetto: “O cara Asiago, scolpìa nel cuor come l’imagine del primo amor. Povara martire de causa santa, co la natura che il mondo incanta, ritorna bela de nova vita, dopo la barbara mortal ferita”. Da lontano Puller sogna la sua Asiago con le nuove realizzazioni, come la ferrovia, con tante bellezze spazzate via dalla guerra. “Trincee se vede, pali piegai, ‘ntel fil de fero ingrovigliai, caminamenti a zighe zaghe, resti de zaini, tochi de braghe… segni de lotta aspra, accanita, de chi a la Patria gà dà la vita”. L’altopiano ridotto a un cumulo di rovina e di morte, diventerà nel sogno un “immenso altare”, luogo di memoria e di preghiera. Puller termina il suo piccolo poema con una condanna di tutte le guerre e con accenti di cordiale preghiera per la pace: “Signore ascolta la nostra istanza: l’amor, la fede, la fradelanza spandi sui popoli! Vegna la pase, de novo dentro le nostre case”.

Filò dei Cimbri a Rotzo/Rotz (VI)

Ritorna anche quest’anno il “Filò dei Cimbri”, con due interessanti serate storico/culturali a cura di don Sergio Stefani e Lauro Tondello. Gli incontri si terranno lunedì 25 luglio e lunedì 8 agosto, alle ore 20:45 presso le Scuole Elementari di Rotzo.

Mario Rigoni Stern: vita, guerre, libri

Un libro per conoscere Mario Rigoni Stern. Per conoscerlo meglio, per stimarlo di più. Un libro di 350 pagine scorrevoli, con 15 capitoli intensi, carichi di situazioni, di personaggi, di storia. Non un libro celebrativo, accademico, ma discreto, amichevole, come lo stile e l’opera di Mario Rigoni Stern. L’autore, Giuseppe Mendicino, viene da appassionate letture, da ostinate ricerche, da lunghe conversazioni con lo scrittore di Asiago e con tanti suoi amici e conoscenti, per darci sintesi, collegamenti, per farcelo sentire ancora vivo, per farci sentire ancora in sua compagnia. Il libro di Giuseppe Mendicino è sulla linea di un incontro fatto anni or sono in municipio ad Asiago, il 28 agosto 1979. L’anno prima era stata pubblicata “Storia di Tönle”, con grande successo di critica e di pubblico e con i premi Bagutta e Campiello, i due più prestigiosi premi letterari italiani. Il Comune di Asiago e la Comunità Montana dei Sette Comuni hanno organizzato un omaggio allo scrittore di Asiago, “un incontro di stima e di riconoscimento” alla sua persona e alla sua opera. Tra gli altri hanno partecipato il poeta Andrea Zanzotto e lo storico Mario Isnenghi, ricordati più volte da Giuseppe Mendicino nella sua trattazione. Andrea Zanzotto ha messo in evidenza la sua amicizia con Rigoni Stern, la sia ammirazione per il suo memorialismo non chiuso e complicato, ma aperto, “sconfinatamente aperto, come quelle immense pianure di Russia in cui c’era tanto gelo di neve e tanto calore di umanità”. Zanzotto diceva anche di ammirare lo stile di Rigoni Stern “in cui il linguaggio dell’uomo è legato al bioritmo della realtà”, lo stile di uno “che ha quella fiducia nella realtà che proviene da chissà dove…”. Mario Isnenghi in quell’incontro ha messo in rilievo come il modo di raccontare la storia in Rigoni Stern è sempre corale, collettivo, anche quando parla di vicende individuali. “E questo è un modo di fare storia assai moderno. Oggi si è stanchi della grande storia, della storia di sole guerre e di sole battaglie… La storia la si vede ormai anche nella vita quotidiana della gente“, al di là dei confini e delle frontiere. E Mendicino già nella sua introduzione indica come nello sguardo di Rigoni Stern, “dalle montagne, gli orizzonti lontani, oltre le vette e le nubi, sono liberi da frontiere e da bandiere”. Nell’incontro ad Asiago nel 1979 la Comunità Montana dei Sette Comini ha riconosciuto il forte legame di Rigoni Stern con la sua terra e con la sua storia, legame che “non è nostalgia, evasione dal presente, ma attenzione di cogliere i mutamenti di fondo, la dinamica delle forze primordiali, tentativo di rivivere quel passato per rifarlo in qualche modo fecondo”. Anche la tradizione cimbra non è qualcosa da celebrare o da rievocare, ma da rivivere in modo fecondo. Le indicazioni emerse in quell’incontro sembrano aver ispirato anche il poderoso lavoro di Giuseppe Mendicino, un vero riconoscimento di stima e di gratitudine per “vita, guerre e libri” dello scrittore di Asiago.

ISTITUTO DI CULTURA CIMBRA
“Agostino Dal Pozzo”

via Romeo Sartori, 20
36010 ROANA (Vicenza)
Email: cimbri7comuni@gmail.com

‘S HAUS DAR TZIMBRISEN BISSEKHOT
“Agustin Prunnar”

Romeo Sartori bèg, 20
36010 ROBAAN (Viséntz)

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