LA LINGUA CIMBRA

DE ZÌMBRISCHE ZUNGA

Il cimbro è una lingua germanica la cui origine è intimamente connessa con quella della lingua tedesca. Il rapporto tra le due lingue non si può però liquidare immaginando che il cimbro sia una sorta di dialetto marginale del tedesco, quasi una sua forma “corrotta”, emendabile alla luce della lingua tedesca standard di oggidì.

Una corretta valutazione del rapporto tra le due lingue presuppone necessariamente la conoscenza della loro storia, poiché ciò che oggi comunemente s’intende per “tedesco” è in realtà il risultato di un lungo processo di mutamenti linguistici testimoniati dall’Alto Medioevo fino ad oggi, in cui la lingua ha attraversato diversi stadi evolutivi: antico alto tedesco (VIII-XI sec.), medio alto tedesco (XI-XIV sec.), tedesco protomoderno (XV-XVII) e tedesco moderno (XVII-oggi). 

Due pagine della trascrizione dell’abate Dal Pozzo del manoscritto di grammatica cimbra dei Sette Comuni di Girardo Slaviero (1679-1753)

Il confronto tra il cimbro e gli stadi antichi della lingua tedesca consente di capire il reale rapporto tra le due lingue e di gettare luce sulla storia degli insediamenti cimbri nel territorio italiano. La lingua cimbra mostra legami diretti con il tedesco nella sua fase storica più antica, cioè con l’antico alto tedesco, e perciò si può affermare che i primi coloni che giunsero in territorio italiano parlassero ancora il tedesco altomedievale.

La corrispondenza tra l’antico alto tedesco e il cimbro è pressoché totale, mentre il tedesco moderno rivela un maggiore allontanamento dalla struttura fonologica originaria delle parole. In particolare il tedesco moderno non distingue più le antiche desinenze originarie caratterizzate da vocali di timbro chiaro e distinto -a ed -o, che il cimbro invece mantiene inalterate. 

Per quanto riguarda la coniugazione verbale, il cimbro mostra invece maggiori somiglianze con il medio alto tedesco, quindi con la lingua in uso nel Basso Medioevo. Queste affinità avvalorano l’ipotesi che le comunità cimbre si siano formate attraverso una successione di eventi migratori scaglionati nel tempo, in cui i primi venuti parlavano ancora l’antico alto tedesco e gli ultimi il medio alto tedesco. 

Naturalmente l’insediamento dei coloni in territori ove si parlavano lingue e dialetti neolatini e la convivenza secolare con tali parlanti ha comportato un cospicuo afflusso di prestiti lessicali nella lingua cimbra, non solo dal veneto e dall’italiano, ma anche da dialetti neolatini diversi, alcuni dei quali attualmente non si trovano più nell’area geografica dove attualmente sono collocate le isole linguistiche cimbre.

Parte del manoscritto del dizionario del cimbro dei Sette Comuni di Giulio Vescovi – fine ‘800

Ciò che sorprende è che alcuni dei prestiti neolatini sono già presenti nel bavarese del Basso Medioevo, e quindi è difficile stabilirne l’area geografica d’origine e non si può escludere che, almeno in parte, siano giunti nel cimbro insieme ai coloni bavaresi che andavano formando le comunità cimbre durante il Medioevo.

In conclusione il cimbro è una lingua a sé stante rispetto al tedesco moderno, ma entrambe le lingue condividono la stessa progenitrice. Delle due lingue sorelle è più spesso la cimbra a somigliare maggiormente alla nonna. 

A grandi linee si può affermare che conoscere il tedesco può essere di aiuto per apprendere la lingua cimbra; tuttavia occorre tener presente che talora presentano differenze che possono risultare in clamorosi fraintendimenti. 

La lingua tedesca, e quindi anche quella cimbra, procedendo ancora più a ritroso nel tempo, risale ad un ceppo linguistico comune dell’evo antico da cui si sono originate una molteplicità di altre lingue, tra cui l’inglese, l’olandese, il danese, lo svedese, il norvegese e l’islandese. 

Tali lingue hanno quindi una progenitrice comune e costituiscono nel loro insieme il gruppo delle lingue germaniche. Nel corso del tempo si sono differenziate tra loro, pur mantenendo ancora oggi molti tratti comuni. Se il tedesco si può considerare la sorella del cimbro, le altre lingue germaniche si possono considerare le cugine di entrambe. Ma come succede nelle famiglie, può accadere che la cugina mostri qualche particolare somiglianza soltanto con una delle sorelle. 

Quindi non ci deve stupire che il cimbro presenti talvolta “inaspettate” concordanze con la lingua inglese, laddove il tedesco standard moderno non le manifesta.

LA STORIA DEL CIMBRO

Le tre isole linguistiche cimbre

Il cimbro tra Medioevo e prima Età Moderna era diffuso su tutta l’area prealpina compresa tra il fiume Adige e il fiume Brenta, mentre oggi sopravvive solo nelle isole linguistiche dei Sette Comuni vicentini, dei Tredici Comuni veronesi e di Luserna (TN).

Nel corso della storia la forte influenza culturale ed economica delle città venete e di Trento, infatti, è causa della dispersione di questo patrimonio culturale. Non si tratta di un processo simultaneo, bensì avvenuto in momenti diversi a seconda del maggiore o minore isolamento delle zone: alcune, solitamente quelle vallive, abbandonano il cimbro già fra XVI e  XVII secolo, mentre altre lo utilizzano fino al XVIII secolo. All’inizio del 1800 la sua diffusione è sostanzialmente limitata alle aree corrispondenti, a grandi linee, alle odierne isole linguistiche.

Nei Sette Comuni

Anche sull’Altopiano dei Sette Comuni il cimbro ha conosciuto una forte dispersione negli ultimi due secoli.

I primi comuni a perderne l’uso, all’inizio del 1800, sono Lusiana ed Enego, in quanto più vicini alla pianura e maggiormente esposti all’influenza del mondo veneto. Negli altri paesi dell’Altopiano la situazione linguistica resta pressoché stabile fino alla metà del XIX secolo, quando l’isolamento del territorio viene meno con l’apertura della Strada del Costo: i maggiori contatti con la pianura e il maggior afflusso di persone portano a una rapida dispersione della lingua, al punto che a inizio ‘900 solo un quinto della popolazione parla ancora cimbro.

La Prima Guerra Mondiale peggiora una situazione già critica. Nel maggio 1916, in seguito all’avanzata austroungarica, gli altopianesi sono costretti ad abbandonare la propria casa e a fuggire profughi in pianura; tra gli sfollati alcuni conoscono solamente il cimbro, spesso confuso col tedesco e quindi col “nemico”. In questo contesto, l’antica lingua diventa così scomoda che alcuni adulti iniziano a non parlarla più ai bambini.

Al rientro in Altopiano, dopo la guerra, case e paesi sono rasi al suolo e vengono a mancare le principali fonti di sostentamento: i campi devono essere bonificati e gli alberi avrebbero impiegato parecchi anni per ricrescere e fornire nuovo legname. In mancanza di cibo e lavoro, i giovani sono costretti ad emigrare verso il Sud America e l’Australia; con loro se ne va la capacità di dare nuova vita ai paesi e di tramandare la lingua alle generazioni future.

Negli stessi anni, la propaganda nazionalista e l’italianizzazione forzata imposte dal fascismo condannano il cimbro in quanto idioma “barbaro”, relegandolo al solo uso domestico, fuori dalla vita pubblica.

«Su questa etichetta era scritto un nome ostrogoto: “Kranabet”. Kranabet invece di “Ginepro” […] Cambiate subito etichetta: fate stampare il bel nome italiano “Ginepro”! Fuori i barbari nomi dalla terra dove fioriscono la lingua latina e la lingua di Dante e sarà questo un altro passo verso la italianissima linguistica»

– Giovanni Frigo sul giornale “La Provincia di Vicenza”, 1926 

Negli anni ‘50 i Sette Comuni sono ancora un’area agricola ed economicamente disagiata. La situazione cambia radicalmente con il boom economico che porta il turismo di massa e una forte espansione edilizia negli anni ‘60 e ‘70. Il paesaggio e la mentalità della popolazione ne escono stravolti: le tradizioni e il cimbro diventano simbolo di quel passato di povertà che la gente voleva lasciarsi alle spalle. Progressivamente, quindi, il numero di parlanti si riduce fino ad arrivare a poche persone, concentrate soprattutto nei territori di Roana e Mezzaselva.

Oggi il cimbro vive una generale riscoperta: quello che era un motivo di vergogna ed emarginazione è ora riconosciuto come una lingua di significativo valore storico e culturale, una parte fondamentale dell’identità altopianese.