STORIA

STÒRJA

Il vessillo donato dalla Serenissima ai Sette Comuni sul finire del ‘600

I cimbri sono una popolazione di lingua e costumi germanici che durante il Medioevo si stabilì sulle Prealpi veneto-trentine, ossia nel sistema di valli e montagne comprese tra i fiumi Adige e Brenta. L’origine di queste genti è una questione dibattuta da secoli: molte sono state le ipotesi fatte da diversi studiosi, spesso basate più su supposizioni o credenze che non su reali dati storici.
Le attestazioni documentali e archeologiche, infatti, sono molto scarse e non restituiscono un panorama esaustivo del territorio nei secoli tra la Tardo-Antichità e l’Alto Medioevo.

«Haec familia fugerat tempore famis ex hoc
monasterio Puronensi, in honore sancti Benedicti
constructo […], ad Veronam civitatem.»
«Questa famiglia in tempo di carestia era fuggita da questo monastero puronense, costruito in onore di San Benedetto […], verso la città di Verona.»

– È la prima attestazione della migrazione di gente di origine germanica verso l’area veneto-trentina in un testo databile attorno al 1050 e ritrovato nel monastero benedettino di Benediktbeuern (Baviera occidentale)

Le più importanti fonti in nostro possesso sono di carattere culturale. Tra queste, quella di Maggior rilevanza è la stessa lingua cimbra, una lingua di radice germanica la cui origine viene fatta risalire dai linguisti fino all’ultima fase dell’antico alto tedesco, parlato nella zona meridionale dell’odierna Germania tra VIII e XI secolo.
La migrazione dei primi “cimbri” si può quindi collocare all’interno di questa forbice temporale e spaziale.
Inoltre, dal dato linguistico si ricavano altre informazioni importanti a livello storico e demografico. Alcune forme del cimbro si distaccano dalle strutture più arcaiche e sono vicine al medio alto tedesco (parlato in Germania fino al XIV secolo); tale sovrapposizione è indice di un flusso migratorio durato alcuni secoli, durante i quali gruppi di persone oltrepassavano le Alpi in cerca di fortuna.
I primi documenti che ci danno notizia dell’Altopiano dei Sette Comuni risalgono al XIII-XIV secolo, in concomitanza con la fase di massima espansione economica delle città del nord e centro Italia. Gli scritti dell’epoca testimoniano la vitalità degli scambi tra montagna e pianura, sintomo di una presenza sociale attiva e di insediamenti sempre più stabili e organizzati: i piccoli nuclei abitati costruiscono le prime chiese, fondano le prime parrocchie e si aggregano in comunità più ampie come i Comuni e la Federazione dei Sette Comuni (primi decenni del 1300).
In quel periodo inizia però anche la progressiva diminuzione dei rapporti tra il nord Italia e il mondo tedesco dovuta ad una serie di contingenze politiche e sociali: la morte di Federico II di Svevia (1250) segna la fine del controllo imperiale sull’Italia comunale; il rallentamento dell’economia europea del 1300 e la grande epidemia di peste di metà secolo causano una profonda crisi demografica e lavorativa che mina le motivazioni alla base delle migrazioni; infine, le affermazioni della dinastia asburgica nell’Impero e di Venezia sulla terraferma veneta (tra XIV e XV secolo) rendono le Prealpi un territorio di scontro fra potenze. In questo contesto i Sette Comuni, dopo la dedizione alla Serenissima del 1405, legano il proprio destino a quello
di Venezia divenendone, nel bene e nel male, un partner commerciale e un baluardo difensivo. L’invasione napoleonica dell’Italia segna la caduta della Repubblica Veneta (1797) e, di fatto, anche della Federazione dei Sette Comuni (1807).

Dipinto che raffigura il Patto di Dedizione tra la Repubblica di Venezia e la Federazione dei Sette Comuni

  • PREISTORIA

     

    Paleolitico - Mesolitico

    L’Altopiano in antichità era una terra inospitale, frequentata solamente da cacciatori che vi si recavano probabilmente all’inizio della stagione estiva per poi ritornare ai loro siti stanziali nelle zone pedemontane o di pianura alla fine delle battute di caccia. I più antichi manufatti trovati in Altopiano risalgono a circa 40.000 anni fa e sono legati ai Neanderthal.

  • V-I sec. a.C. (età del ferro)

    Il primo insediamento stanziale conosciuto in Altopiano risale alla seconda età del ferro e si trova a Rotzo: il Bostel era abitato dai Reti, una popolazione stanziata nelle Alpi Centro-orientali tra Italia e Austria. Dopo la sua distruzione, probabilmente ad opera dei Romani, non abbiamo più notizie di abitanti stanziali della montagna altopianese fino al basso Medioevo.

     

    PROTOSTORIA

  • FINO AL MILLE

     

    I sec. a.C. - X sec. d.C.

    Per tutto il primo millennio d.C. l’Altopiano fu terra di visitazioni stagionali da parte di cacciatori e, soprattutto, di pastori.
    È documentata una via armentaria che dal padovano passava per l’odierno comune di Lusiana-Conco, così come sono attestate presenze umane nei territori di Rotzo ed Enego.

  • 1000 - 1300

    Attorno all’anno Mille, gruppi di coloni si spostarono dalla Baviera verso l’area veneto-trentina alla ricerca di fortuna portando con sé la loro lingua e la loro cultura. Non fu un’unica migrazione, ma un flusso migratorio durato alcuni secoli.

     

    I CIMBRI

  • LA REGGENZA

     

    1310

    Poco dopo il 1300 i villaggi dei Sette Comuni trovarono una loro organizzazione stabile. Per rispondere alle esigenze della popolazione e per difendersi dai soprusi dei potenti della vicina pianura, questi villaggi si confederarono in un’entità sovracomunale: nacque così la Federazione dei Sette Comuni.

  • 1327, 1387, 1405

    Per tutelare la loro autonomia, gli altopianesi cercarono la protezione delle vicine signorie territoriali: in cambio della difesa dei confini settentrionali e di piccoli tributi, essi ottennero importanti esenzioni (i Privilegi) prima dagli Scaligeri (1327), poi dai Visconti (1387) e infine dalla Serenissima Repubblica di Venezia (1405).

     

    DEDIZIONE E PRIVILEGI

  • INVASIONI

     

    1487, 1508

    Il ruolo dell’Altopiano nella difesa dei confini della Serenissima si dimostrò cruciale, come testimoniano gli eventi legati alle due invasioni asburgiche del 1487 e del 1508: entrambe le avanzate, pur saccheggiando e distruggendo i villaggi, cercarono di attraversare l’Altopiano, ma invano.

  • 1500-1605

    Per tutto il XVI secolo il confine settentrionale dell’Altopiano fu oggetto di dispute con gli abitanti della Valsugana. Una risoluzione definitiva arrivò solo nel 1605 con la Sentenza Roveretana. Importante testimone di ciò fu il vicentino Francesco Caldogno, autore di una celebre relazione sui passi montani (1598).

     

    CONFINI TERRITORIALI

  • IL CATECHISMO

     

    1602

    Nel 1602, nel clima della Riforma Cattolica successiva al Concilio di Trento (1545-1563), il vescovo di Padova mandò alle stampe un catechismo in lingua cimbra rivolto alla popolazione altopianese. Ad oggi, questa è la prima testimonianza scritta del Cimbro dei Sette Comuni.

  • 1623

    Sulla base delle indicazioni del Caldogno e su invito di Venezia, nel 1623 la Federazione dei Sette Comuni formò la Milizia, il primo strumento istituzionale di controllo e vigilanza militare del territorio che rimase attivo fino alla fine della Reggenza.

     

    LA MILIZIA

  • LA PESTE

     

    1631

    Nel 1631 anche l’Altopiano fu colpito dalla peste. In ogni paese vennero costruiti lazzaretti e si moltiplicarono le forme devozionali per scongiurare il pericolo. La prima Grande Rogazione di Asiago risale al 1638 come segno di ringraziamento per la fine della pestilenza.

  • XVIII sec.

    Il ‘700 coincise con una fase di profonda trasformazione dell’economia tradizionale e della società: la povertà di risorse, l’incremento demografico e l’erosione di alcuni privilegi, come quello del Pensionatico (1765), causarono l’emigrazione di molti altopianesi. Emblematica in questo senso fu, a cavallo tra ‘700 e ‘800, la colonizzazione della Piana del Cansiglio da parte di famiglie di Roana.

     

    CAMBIAMENTI

  • AGOSTINO DAL POZZO

     

    1732 - 1798

    Uno dei personaggi più illustri dell’Altopiano fu l’abate Agostino Dal Pozzo, cultore della storia e delle tradizioni dei Sette Comuni. Nel 1781 vennero alla luce nei suoi terreni i resti del villaggio del Bostel e fu proprio lui a seguirne gli scavi. La sua opera più importante, le “Memorie Istoriche dei Sette Comuni Vicentini”, venne pubblicata postuma nel 1820.

  • 1807

    Dopo la caduta di Venezia (1797) ad opera di Napoleone, l’Altopiano venne ceduto prima all’Impero Asburgico e poi incorporato nel Regno d’Italia napoleonico (1805). Come parte dell’opera di omologazione del diritto e della giurisdizione del Regno, vennero aboliti anche gli storici privilegi dei Sette Comuni, sancendo così la fine della Reggenza (1807).

     

    FINE DELLA REGGENZA

  • STRADA DEL COSTO

     

    1854

    Dopo il Congresso di Vienna (1815) l’Altopiano tornò sotto il regime austriaco. A metà secolo venne aperta la strada del Costo, la prima via carreggiabile che collegava pianura e montagna. L’Altopiano smise così di essere isolato, fatto che comportò profonde ricadute economiche, culturali e linguistiche.

  • 1848 - 1866

    I moti del 1848 e la proclamazione della Repubblica di San Marco a Venezia videro la partecipazione di numerosi volontari altopianesi. Tra loro Cristiano Lobbia, futuro garibaldino e, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, deputato del Regno d’Italia.

     

    RISORGIMENTO

  • LA GRANDE GUERRA

     

    1915 - 1918

    L’Altopiano fu uno dei fronti principali della Prima Guerra Mondiale. In seguito all’offensiva austriaca del 1916, la popolazione locale venne fatta sfollare rapidamente in pianura lasciando case e averi. Nei confronti dei profughi si verificarono casi di soprusi e discriminazioni, specialmente verso coloro che parlavano in Cimbro perché ritenuti tedeschi e quindi assimilati ai nemici.

  • Anni ‘20

    Al rientro in Altopiano, nel 1920, i profughi trovarono uno scenario apocalittico: non solo i paesi erano rasi al suolo, ma soprattutto boschi e campi erano distrutti e disseminati di ordigni e cadaveri. Per sopravvivere senza le loro principali fonti di sostentamento, gli altopianesi divennero “recuperanti” e molti giovani furono costretti ad emigrare verso il Sud America e l’Australia.

     

    DOPOGUERRA

  • IL FASCISMO

     

    1922 - 1945

    L’ideologia del regime fascista diede un altro duro colpo alla lingua dei Sette Comuni: il processo di italianizzazione forzata della Penisola a discapito degli idiomi e delle culture locali rese il cimbro ulteriore motivo di sofferenza e vergogna.

  • Anni ‘60 - ‘70

    Il turismo di massa e l’edilizia degli anni ‘60 e ‘70 stravolsero l’economia e il paesaggio altopianesi. Da zona rurale arretrata, i Sette Comuni divennero un’area  economicamente agiata. In questo nuovo contesto, il Cimbro veniva disprezzato in quanto emblema di quel passato povero, ormai abbandonato.

     

    BOOM ECONOMICO

  • RISCOPERTA

     

    1973

    Già alla fine degli anni ‘60 si vide la prima rivalutazione della cultura tradizionale. Nel 1973 venne fondato a Roana l’Istituto di Cultura Cimbra, con lo scopo di conservare, valorizzare e promuovere la lingua e la cultura cimbra dei Sette Comuni. Da allora, l’Istituto non si è mai fermato e prosegue ancora le sue attività culturali.