Hìa un da - toponomastica e leggende

Tànzerloch

(Buco della danza)

a cura di Paola Martello

Un luogo dell’Altopiano di Asiago conosciuto per antiche leggende è sicuramente il Tànzerloch, ossia il Buco della Danza o Voragine dei Danzatori.

Per arrivarci bisogna percorrere la strada del paese di Camporovere (Roana) che porta a Vezzena. Verso la fine del centro abitato si imbocca un sentiero che scende verso valle. Dopo mezz’ora circa ci si trova davanti alla profonda e suggestiva voragine del Tànzerloch.

L’orrido mette veramente paura e richiama alla memoria dei personaggi fantastici fra i più tipici della nostra mitologia montana: le streghe.

Vero è che molti luoghi delle nostre montagne sono legati a tali soggetti, ma questo è senz’altro il toponimo che più li richiama alla memoria.

Quindi il Tànzerloch o Buco della Danza è associato alle manifestazioni di tipo sabbatico delle streghe. Secondo le leggende in quel luogo si tenevano le riunioni delle fattucchiere, caratterizzate da balli sfrenati e riti magici.

Le storie, si sa, subiscono delle variazioni nel tempo dovute alla fantasia dei narratori, ma anche dalla società che si evolve. Quelle che vengono tramandate sono delle leggende infinite che si dilatano e si sintetizzano in una continua trasformazione.

La leggenda sul Tànzerloch, narratami da mio padre, aveva come protagonisti due bambini. I piccoli erano andati a pascolare le loro pecore in quella zona dove un tempo esisteva una radura. Una sera si persero nel bosco e, vista una luce, si avvicinarono con la speranza di trovare l’aiuto di qualche adulto. Si trovarono invece nel pieno di un sabba dove un gran falò illuminava i visi e i corpi sgraziati delle streghe. Le megere, appena videro bambini, li fecero prigionieri. I pastorelli erano già destinati ad essere le piccole vittime di quella notte. Prima che le streghe facessero loro del male, la terra si aprì all’improvviso: la voragine che si era formata inghiottì assieme ad alberi e al falò anche le malvagie fattucchiere. Si alzarono poi alte fiamme che si spensero in un baleno. I due pastorelli, rimasti ai margini dell’orrido, restarono illesi; poco dopo arrivarono degli uomini di Camporovere con i loro genitori che misero fine alla brutta avventura.

Nei tempi andati, i ragazzini avevano il compito di portare al pascolo mucche e ovini, quindi si trovano spesso protagonisti di molte narrazioni.

Nell’immaginario collettivo, le streghe sono l’antitesi delle fate. Quasi sempre sono descritte come donne brutte, con il naso adunco, sdentate, ossute e scarmigliate, con le dita delle mani simili ad artigli e soprattutto molto cattive. Si narra che le fattucchiere volino sulle loro scope e abitino nei covoli, nelle caverne o addirittura nei meandri della terra.

Le streghe raramente vivono in luoghi soleggiati; prediligono le valli umide e ombrose delle montagne. E quali luoghi rispondono a queste caratteristiche meglio della Val Frenzela, della Val Gadena a est e della Val Martello ( Martal) a ovest?

Se qualcuno osa bussare a una certa porta di pietra della Val Frenzela, potrebbe trovarsi davanti a splendide anguane che, per un arcano fato, a mezzanotte diventano terribili megere.

In un’altra storia, il Cogolon della Val Gadena racchiude un tesoro favoloso: una grotta tappezzata d’oro. Le custodi di tale antro sono delle streghe che lo preservano dagli avidi cercatori di minerali preziosi.

Le grotte di Oliero sembrerebbero collegate all’Altopiano da un cunicolo interno alla montagna che ha lo sbocco alla Speluga di Campana. Secondo una leggenda all’interno di tale via sotterranea si troverebbero rinchiusi il tiranno passato alla storia come “Ezelin de la Speluga” e le streghe, chiamate dal dispotico personaggio per custodire il suo tesoro nascosto là sotto.

Ezelino è costretto a rimanere nel cunicolo a causa di un vendicatore vestito da frate che lo aspetta all’uscita della Speluga. Il misterioso personaggio munito di randello è pronto a rispedirlo giù ogni volta che il tiranno tenta la fuga.

Tornando alle storie legate al Tànzerloch, una racconta che all’interno della voragine ci siano molte donne ( munite di scope per volare) che lavorano giorno e notte per un padrone.

Si racconta anche di alcuni uomini che si recarono in una radura dove si tenevano dei riti orgiastici per farli cessare. Purtroppo in quel luogo trovarono miriadi di folletti che li fecero prigionieri. Gli uomini erano destinati ad essere arsi vivi se, all’improvviso, non si fosse aperta la terra e avesse ingoiato il fuoco con le creature malvagie. Fu così che si formò il Tànzerloch.

Bella è anche un’altra leggenda riguardante questo luogo magico: dei folletti escono dalla voragine per danzare formando un girotondo sospeso nell’aria. Il rito ha la funzione di richiamare le belle fanciulle che vagano nei boschi e che vengono poi portate dagli spiritelli nei meandri della terra.

Sembra che se si guarda a lungo l’abisso del Tànzerloch, vengano alla mente immagini inquietanti e senz’altro, anche all’uomo meno impressionabile, l’orrido incute timore.

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